I LIBRI MALEDETTI E LA NOSTRA WATERLOO CULTURALE
Se ci pensate, questa scena è l'unica vera epifania politica del cinema italiano popolare: il momento in cui la finzione si squarcia e resta solo la nuda meccanica del potere.
Ecco, ci siamo cascati un po' tutti, diciamocelo con onestà da terapia di gruppo. Non nella divisione vera , quella pre '89, muro compreso, che almeno aveva la decenza di essere reale, ma in quella posticcia degli anni Novanta e Duemila: da una parte i barbari, dall'altra "la ragione", che poi altro non era che chi leggeva Repubblica, guardava la Dandini e la tv delle ragazza, si commuoveva alla Notte della Taranta come fosse al battesimo della riforma agraria, citava il Manifesto di Ventotene senza averlo mai aperto, si affezionava a Nanni Moretti come guida morale, votava Tsipras (sì, pure la lista l'abbiamo fatto! ) convinti che bastasse il gesto simbolico per essere dalla parte giusta della storia.
Il problema non è aver sbagliato. ma aver smesso di studiare per sostituire lo studio con l'appartenenza a un'estetica. I reel vanno bene come integratore, non come dieta. Bisognerebbe tornare alle fondamenta: Bianciardi per capire cosa significhi davvero la vita agra dell'intellettuale organico che si vende senza saperlo; Pasolini letto per intero, non quello riassunto negli articoli che spiegano cosa "avrebbe detto"; e poi Canfora, Todd, Wallerstein, Arrighi, Streeck, Orlov, Mearsheimer,. Pensatori che, pur partendo da premesse spesso lontanissime tra loro, condividono la stessa scomodità: guardare il sistema-mondo senza le lenti di nessuna tifoseria.
Il libro maledetto, in fondo, non fa mai male a chi lo apre. Fa male solo a chi ha costruito la propria identità sul non doverlo aprire mai.
#sinistra #crisi #studiare #fantozzi
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